Incontro con Gian Marco Ciampa
Può raccontarci del suo percorso musicale? Quando ha iniziato a suonare la chitarra e come si è sviluppata la sua carriera fino a oggi? Ho iniziato a suonare la chitarra a 10 anni, grazie a mio fratello maggiore che suonava le canzoni degli Oasis in casa. Da adolescente ho studiato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e una volta finito ho cominciato a viaggiare in tutto il mondo scoprendo posti incredibili e facendo quello che più amavo fare: suonare la chitarra!
Che cosa l’ha ispirata a scegliere la chitarra classica come strumento principale? Onestamente? All’inizio pensavo di voler imparare solo a suonare le canzoni delle mie band preferite, vengo da una famiglia di non musicisti e prima di cominciare a studiare neanche sapevo che la chitarra fosse uno strumento “classico”. Sin da subito però ho capito che la chitarra aveva un universo musicale infinito e amavo questa sua versatilità nel potersi trasformare in tantissime cose diverse…è stato un colpo di fulmine!
Qual è l’aspetto più gratificante del suo lavoro come docente di chitarra in conservatorio? Trasmettere la passione per la musica e guidarli nel loro percorso artistico è una fonte continua di soddisfazione. Cercare di renderli consapevoli di quanto siamo fortunati ad aver intrapreso questa strada e ad avere dentro questo fuoco, essere sempre grati per aver scoperto questo lato di noi.
Come descriverebbe il suo approccio didattico? Ci sono metodi o tecniche specifiche su cui fa particolare affidamento? Come tutti i docenti provo ad adattare l’insegnamento a seconda di chi ho davanti. Ogni studente è diverso, quindi cerco di capire cosa lo motiva e cosa lo aiuta a migliorare. È sicuramente importantissimo lavorare sulla tecnica, ma sempre con lo scopo di poterla mettere al servizio delle nostre idee musicali. Mi piace lavorare molto anche sulla consapevolezza armonica e su cosa questo ci provochi dentro e anche sull’improvvisazione che credo sia troppo sottovalutata nella chitarra classica

Quali sono le sfide principali per gli studenti che scelgono di studiare la chitarra classica a un livello avanzato? Una delle principali sfide è sviluppare una propria voce artistica distintiva, imparare a conoscersi e trovare una strada che sia personale ma allo stesso tempo sempre rispettosa della tradizione e dei brani che si suonano.
Secondo lei, quali sono le qualità più importanti che uno studente di chitarra classica dovrebbe possedere o sviluppare per avere successo? Curiosità, pazienza e un pizzico di follia. Devi essere curioso di esplorare, paziente come un atleta olimpionico che lavora ogni giorno per migliorarsi e un po' folle per dedicare tutto te stesso a questa strada come fosse una vocazione.
Come riesce a mantenere viva la passione e la motivazione nei suoi studenti, soprattutto durante gli studi più intensivi? Avere dentro di sé un vero entusiasmo e motivazione è il primo modo per riuscire a trasmetterli ai propri studenti. Bisogna essere un’ispirazione senza però voler creare delle proprie copie e far crescere dentro di loro l’esigenza della curiosità.

Come vede l’evoluzione della chitarra classica nel panorama musicale attuale? Ci sono nuovi stili o influenze che stanno entrando nel repertorio tradizionale? Sta cambiando tantissimo! La chitarra classica piano piano sta uscendo dal proprio guscio di soli appassionati e trova sicuramente vita in ambienti più ampi. Credo sia molto bello il fatto che ci siano meno muri nei confronti degli altri generi musicali e che si fonda spesso con il jazz, il flamenco, la world music, la tecnologia… è un momento super interessante per il nostro strumento!
Ha dei chitarristi o compositori che considera particolarmente influenti nella sua formazione o che suggerisce come riferimento ai suoi studenti? Tutti gli insegnanti che ho avuto sono stati per me una grandissima fonte di ispirazione e a ognuno di loro devo un mattoncino che mi ha aiutato a costruire la mia personalità artistica. Per non fare nomi di chitarristi italiani e non scontentare nessuno posso dire che Judicael Perroy è uno di quei chitarristi che ho sempre amato moltissimo!
Come bilancia la preparazione tecnica con l’interpretazione e l’espressione musicale nei suoi insegnamenti?Spesso tecnica e interpretazione vengono viste come due strade contrapposte che non vanno sullo stesso binario. In realtà è importante far capire all’allievo come la tecnica sia un mezzo necessario per esprimere anche l’espressione musicale e il proprio mondo interiore. Bisogna avere l’esigenza di coltivare la propria anima musicale sotto ogni punto di vista e in questo rientra anche l’aspetto tecnico.
Quali sono le competenze o conoscenze che considera essenziali per un musicista di chitarra classica in formazione oggi? Credo che le competenze essenziali per un chitarrista classico oggi siano molteplici. Oltre a una solida padronanza tecnica, è fondamentale avere una profonda conoscenza della teoria musicale, della storia della musica, dell’estetica e delle moderne tecnologie applicate alla musica. Tuttavia, ritengo altrettanto importanti le competenze umane e sociali: saper sviluppare una visione chiara del proprio percorso artistico, muoversi con consapevolezza nel mondo lavorativo, sapersi proporre e costruire progetti sono aspetti ormai imprescindibili per questa professione. Spesso ci dimentichiamo che, per essere bravi musicisti, non basta l’eccellenza tecnica: anche le competenze extra-musicali giocano un ruolo fondamentale.
Ci sono esperienze o progetti extracurricolari che consiglia ai suoi studenti per ampliare le loro prospettive musicali? Consiglio sempre ai miei studenti di fare quante più esperienze possibili, sia a livello formativo che artistico. Partecipare a masterclass, assistere a concerti e festival di chitarra, confrontarsi con altri musicisti e immergersi in ogni occasione che possa alimentare l’entusiasmo per lo strumento è fondamentale. La musica, prima di tutto, è una passione che va vissuta intensamente: più esperienze si fanno, più si impara a goderne fino in fondo.
Come viene vissuto, secondo lei, il ruolo del conservatorio oggi nella formazione dei musicisti? Ritiene che il percorso offerto sia adeguato alle esigenze del mondo musicale attuale? Il conservatorio svolge un ruolo cruciale nella formazione dei musicisti, ma è importante che l’offerta formativa si evolva per rispondere alle esigenze del mondo musicale contemporaneo, integrando nuove prospettive, tecnologie e approcci interdisciplinari.
Che consiglio darebbe a un giovane chitarrista che desidera intraprendere un percorso professionale nella musica classica? Consiglio di essere perseveranti, curiosi e aperti a nuove esperienze. Ma sopratutto essere appassionati: senza una grande spinta interiore non si può intraprendere questo percorso!

Qual è il suo sogno o progetto musicale per il futuro, come docente o come musicista? Il mio sogno è continuare a crescere sia come musicista che come docente, esplorando nuove frontiere musicali e contribuendo alla formazione di una nuova generazione di chitarristi appassionati e innovativi.