Incontro con Christian Saggese

Può raccontarci del suo percorso musicale? Quando ha iniziato a suonare la chitarra e come si
è sviluppata la sua carriera fino a oggi?
Ho iniziato nel lontano 1985, prima con Candido lodezzano, poi Angelo Gilardino ed infine
con Stefano Aruta, con il quale mi perfeziono dal 2020.
Nel mio caso ho avuto la grande fortuna di studiare con il meglio possibile che c’era al mo-
mento, ed anche di suonare nei primi anni di attivita’, con musicisti molto piu’ bravi ed esper-
ti di me.
Che cosa l'ha ispirata a scegliere la chitarra classica come strumento principale?
Il mio primo strumento e’ stata la chitarra elettrica, poi ho cominciato il lungo percorso di
studio della chitarra classica per perfezionare il mio playing sull’elettrica..… In realta’ e’ stata la mia preparazione “non convenzionale” a farmi crescere molto nella musica classica.
Qual è l'aspetto più gratificante del suo lavoro come docente di chitarra in conservatorio?
Il rapporto che si instaura con tutti gli allievi. Diventano quasi dei figli, ed i genitori a volte
hanno il dovere di dire anche cose non piacevoli, per il bene del figlio. L’amico maestro a volte
non puo’ funzionare.
Come descriverebbe il suo approccio didattico? Ci sono metodi o tecniche specifiche su cui fa
particolare affidamento?
Non ho tecniche specifiche, ci sono vari metodi di studio per affrontare qualsiasi tecnica mu-
sicale. L’importante e’ che si uso un metodo diverso e personalizzato per ogni allievo, anche
diverso da quello che userei per me.

Quali sono le sfide principali per gli studenti che scelgono di studiare la chitarra classica a un
livello avanzato?
La sfida che poi e’ di tutti noi, quella di trasformare ogni nota in musica, oltre a capire real-
mente a cosa “serve” la musica. Spesso ci dimentichiamo che si tratta di un linguaggio e di
trasmissione emotiva di quello che abbiamo noi ed il compositore del brano che stiamo suo-
nando.
Secondo lei, quali sono le qualità più importanti che uno studente di chitarra classica dovreb-
be possedere o sviluppare per avere successo?
Disposto al sacrificio, passione, dedizione, unita alla capacita’ di ascoltare e ascoltarsi.Il successo quello vero, si raggiunge nel momento che non lo cerchi. Ovviamente non stiamo
parlando di successo.. quello dei likes o visualizzazioni video, oppure quello che si misura dal
numero di concerti o cd fatti in un anno.
Come riesce a mantenere viva la passione e la motivazione nei suoi studenti, soprattutto du-
rante gli studi più intensivi?
Considerandomi io stesso un allievo come loro, e prima di loro. In pratica e’ l’imparare assie-
me la musica, condito da 10kg di umilta’..

Come vede l’evoluzione della chitarra classica nel panorama musicale attuale? Ci sono nuovi
stili o influenze che stanno entrando nel repertorio tradizionale?
Sinceramente, una grande evoluzione della chitarra non la vedo. C’e’ tanta quantita’, molte
note, molta muscolarita’, ma pochissima musica…. Ma sono fiducioso per il futuro, qualcosa
tra i giovani sembra muoversi, in termini di chitarre da usare e scelta del repertorio.
Ha dei chitarristi o compositori che considera particolarmente influenti nella sua formazione
o che suggerisce come riferimento ai suoi studenti?
Nel mio caso i miei idoli erano sempre del passato, non solo chitarristi e non solo di musica
classica. Per nominare alcuni musicisti, volutamente miscelando assieme stili diversi: Jaco Pa-
storius, Eddie Van Halen, Ida Presti, Andres Segovia, Robert Fripp, Randy Rhoads… e molti
altri
Come bilancia la preparazione tecnica con l’interpretazione e l’espressione musicale nei suoi
insegnamenti?
Non separando le due cose, ma fondendo insieme da subito l’elemento fisico-meccanico a quel-
lo musicale-artistico.
Quali sono le competenze o conoscenze che considera essenziali per un musicista di chitarra
classica in formazione oggi?
Conoscere la musica a 360gradi, non considerare come “unica” musica quella classica. Ormai
nel 2025 pensare all’unica chitarra degna di essere studiata, quella classica, e’ patetico. Non si
puo’ suonare la ciaccona di Bach e poi non sapere accompagnare una canzone di battisti.. ma
queste sono mie considerazioni personali.
Ci sono esperienze o progetti extracurricolari che consiglia ai suoi studenti per ampliare le
loro prospettive musicali?
Frequentare pianisti, violinisti e soprattutto direttori orchestra, e poi interessarsi a tutte le
arti in generale.
Come viene vissuto, secondo lei, il ruolo del conservatorio oggi nella formazione dei musicisti?
Ritiene che il percorso offerto sia adeguato alle esigenze del mondo musicale attuale?
Per quanto mi riguarda Benevento, Avellino e Parma (i conservatori che conosco bene) mi son
trovato molto bene, c’e’ un offerta musicale per tutti i gusti.. ed esigenze.
Che consiglio darebbe a un giovane chitarrista che desidera intraprendere un percorso pro-
fessionale nella musica classica?
Consiglio di studiare bene il solfeggio.
Qual è il suo sogno o progetto musicale per il futuro, come docente o come musicista?
Il mio sogno e’ continuare a fare esattamente quello che faccio, ma sempre meglio del giorno
prima, in termini di qualita’ e non di quantita’