Chitarra Flamenco   :   A cura del M° Lucio Pozone  

Passione e Mistero

Un po’ di storia…

(Seconda parte)

 

Salve a tutti.

Ci siamo lasciati un po’ di tempo fa con un accenno alla storia del flamenco e ci siamo fermati nel luogo in cui, più di tutti, il flamenco si è sviluppato: l’Andalusia, una terra affascinante, calda, accogliente, piena di storia e di vita, nella quale le etnie araba, ebraica e gitana (in senso lato) si sono fuse con le popolazioni locali.

Abbiamo visto che i gitani furono perseguitati (soprattutto durante il periodo della terribile inquisizione, con varie accuse, fra cui, quella di essere stati i fabbricanti dei chiodi della croce di Cristo) e, per questo motivo, vissero fuori dai centri abitati, spesso nelle cuevas, le grotte, presenti soprattutto nella città di Granada.

Ma il processo di integrazione avanzava e spesso gli artisti gitani venivano chiamati dai ricchi e nobili di allora per allietare le feste in sontuosi palazzi. Si dice che, in quelle occasioni, i gitani si prendessero gioco degli Spagnoli cantando in una lingua incomprensibile per questi ultimi, il Calò, offendendoli in tutti i modi per sfogare le frustrazioni derivanti dai continui maltrattamenti subiti.

Dal punto di vista artistico il flamenco comincia a prendere una forma sempre più definita: il canto dei fabbri che colpivano l’incudine con il martello, diventa una vera e propria forma d’arte: il Cante Jondo (canto profondo), quello dell’anima, quello della disperazione e del dolore subìto. Si inizia ad accompagnare il canto con il battito delle mani (le palmas). 

La conseguente evoluzione espressiva è il baile, con le sue forme ritmiche scandite dal battere furibondo dei piedi, il movimento del corpo, un modo di imporre il proprio essere in vita, in maniera forte, dignitosa, se non, addirittura, orgogliosa.

L’ultima ad arrivare fu la chitarra; ma qui dobbiamo comprendere alcune cose…

Intorno al 1860 cominciarono a nascere i Cafe Cantantes (i famosi Cafe Chantant francesi), locali dove, oltre a somministrare bevande e alimenti, si eseguiva musica dal vivo. Uno di questi impresari fu Silverio Franconetti, indovinate un po’? italiano, cresciuto in Spagna, uno dei primi cantaores che la storia del flamenco ricordi. 

In questo periodo quelle che io chiamo “le due chitarre” cominciano a separarsi: intendo dire la chitarra classica e la chitarra flamenco. 

Esigenze economiche differenti inducono i musicisti a seguire strade diverse: la classica segue una strada più nobile perché ha meno necessità di sopravvivenza, appartiene ad un mondo più aristocratico; 

la flamenco segue la strada dei locali che, da Cafe Cantantes, si trasformano in Tablao, locali dove è presente un palco con un pavimento di legno atto ad amplificare lo zapateado, il battito dei piedi, dove, quindi, non si esegue più solamente musica, ma si balla, si canta e si suona flamenco (e si attua il cosiddetto cuadro flamenco).

Ecco il motivo per cui la tecnica della chitarra flamenco è strabiliante: l’accompagnamento al turbinio del baile impone di trovare soluzioni sempre più adatte, sempre più veloci e virtuosistiche, di essere anche uno strumento a percussione e non solo pizzicato, non dimenticando la necessità di emettere un volume potente, in quanto il suono dei tacchi sul tablao è impressionante. 

A quei tempi, tra l’altro, non esistevano adeguati sistemi di amplificazione per le chitarre, per cui, solitamente, per un solo danzatore o danzatrice erano presenti tre, quattro o anche cinque chitarristi, essendo questo strumento, come è noto, non di grande emissione sonora. Tuttora, se avete la fortuna di andare a Siviglia in qualche tablao famoso, per esempio “Los Gallos”, potrete notare che i chitarristi sono numerosi e suonano senza alcuna amplificazione. Questo particolare rende, sicuramente, il tutto più affascinante e sorprendente.

Pertanto, mentre da un lato con la chitarra classica si ricercava la purezza del suono, la precisione delle armonie, le dinamiche (e ovviamente anche il deposito di nuove composizioni), dall’altro partiva una competizione di virtuosismi e tecniche sempre più strabilianti con la flamenco, il tutto tramandato per esclusiva via orale di padre in figlio!!!

Per nostra fortuna attualmente il mondo della chitarra classica si sta sempre più interessando alla flamenco sia per potenziare la tecnica della mano destra, sia per un diffuso interessamento alle sonorità del flamenco stesso, ma, d’altro canto, anche il mondo della chitarra flamenco si interessa a quello della classica e, soprattutto della jazz, sia per ampliare le conoscenze armoniche, sia per espandere i suoi repertori: molto spesso, ormai, troviamo arrangiamenti “afflamencati” di brani famosi.

Di più, anche la costruzione delle chitarre flamenco si è molto avvicinata a quella della classica per ottenere un suono più puro, o, per lo meno, più pulito; è difficile, di questi tempi, sentire una chitarra che “frusti” tanto come anni or sono.

E’ in atto una “globalizzazione” anche in questo campo e questo non è sicuramente un fatto negativo, dato il carattere di universalità che appartiene di fatto a tutta la musica.

Lucio Pozone.

Chitarrista flamenco.

www.lucio-pozone.it

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