Da dove nasce la tua passione per la chitarra? Quando avevo otto anno stavo vivendo una situazione un po' particolare, i miei genitori divorziando ed io stavo passando attraverso uno di quei piccoli "traumi" che capitano a tutti i bambini a cui succede la stessa cosa; un giorno, poco dopo la loro separazione, mio zio, che suonava la chitarra a livello amatoriale, mi regalò un vinile di Andres Segovia. Mi innamorai subito del suo suono meraviglioso e della sua poesia e chiesi a mia mamma di mandarmi a lezione. Credo che il grosso merito sia stato soprattutto di Segovia.

Quali sono state le tappe fondamentali della tua carriera? Il mio primo Maestro quando ero un bambino di otto anni fu Carlo Ghersi, a Sanremo. Carlo era stato uno dei primi allievi di Segovia insieme ad Alirio Diaz, all'Accademia Chigiana di Siena quando il  Maestro incominciò ad insegnare li. Sicuramente segnò la parte iniziale del mio percorso che poi proseguì con Mario Senise sempre a Sanremo e poi con Davide Ficco in Conservatorio a Cuneo, persone dalle quali ho imparato molto. 

Quali personalità hanno influenzato la tua carriera e la tua formazione? Da ragazzino ho frequentato molti corsi e masterclasses con nomi molto importanti, devo dire che chi ha lasciato in me qualcosa è stato sicuramente Alirio Diaz. Poi la svolta nella mia vita è arrivata con l'incontro, casuale, con Eliot Fisk quando avevo 21 anni. 17 anni fa, mentre studiavo d'estate per preparare il mio primo diploma in Conservatorio in Italia, Eliot Fisk, uno dei più grandi chitarristi del Pianeta, passò sotto le finestre di casa mia ad Imperia, stava andando a fare una masterclass sul Parasio, a Palazzo Pagliari nel centro storico. Io non potevo partecipare come allievo effettivo perché con mia madre non potevamo permetterci di pagare l'iscrizione ed andai poco dopo ad ascoltare le sue lezioni. Entrai nell'aula un pochino in ritardo, chiesi scusa e gli spiegai che ero in ritardo perché stavo studiando per il mio esame, qui dietro, a 50 metri di distanza. Mi disse che mi aveva ascoltato dalla finestra di camera mia, poi non disse più nulla e riprese le sue lezioni. Dopo 3 ore terminó, si avvicinò a me e mi chiese il motivo per cui non potessi fare lezione con lui, glielo spiegai e mi disse che non gli importava nulla e che il giorno dopo avrebbe voluto lo stesso fare lezione con me, i soldi non gli servivano, non erano importanti. Io non credevo a quello che stava succedendo; il giorno dopo, alla fine della lezione con lui mi disse: "Diego, tu hai un talento ed una sensibilità, non solo musicale, sconfinati, voglio che il prossimo anno tu venga a studiare con me al Mozarteum di Salisburgo", mi ricordo solo che mi erano venuti gli occhi lucidi e non potevo crederlo... non è l'unico sogno della mia vita, altri se ne sono avverati negli anni successivi.

Quale repertorio prediligi? La chitarra è uno strumento meraviglioso e nessun altro può essere così poetico, affascinante e sensazionale allo stesso tempo. Ho suonato e suono praticamente tutto o quasi, anche se ciò con cui mi esprimo meglio credo sia il cosiddetto repertorio "Segoviano" per capirci, insieme  anche al repertorio moderno e contemporaneo. Non tutto ovviamente, quello che prediligo è senza dubbio quello che sulla chitarra funziona bene.

 
Quanto credi sia importante la musica da camera nella formazione musicale? La musica da camera deve assolutamente fare parte della formazione musicale. Un repertorio vastissimo e grandissimo, spesso poco conosciuto e poco esplorato fatta eccezione per quelle poche cose che molti chitarristi suonano quasi sempre. Molti dei miei concerti sono cameristici. Adoro sentire la chitarra che dialoga alla pari con gli altri strumenti, ho imparato ed imparo molto da loro.

Quanto credi che la tecnica condizioni la riuscita ed il risultato di una interpretazione musicale? Credo che li condizioni profondamente. Mi spiego meglio, ciascun musicista può avere nella testa, nel cuore, nell'anima un pensiero musicalmente fantastico rispetto a ciò che in un determinato momento sta tentando di eseguire ma se le mani e le dita non riescono ad assecondare quel pensiero ed a dargli vita è tutto praticamente inutile. Non credo che servano molte più parole per rispondere a questo punto.

Che rapporto hai con l'insegnamento?
Amo insegnare tanto quanto amo suonare. Lo faccio in Italia e lo faccio in giro per il mondo dalle scuole elementari fino alle più importanti università od istituzioni che mi chiamano per tenere delle masterclasses per i loro studenti o per le meno importanti e le meno conosciute. In questo momento sono in Cina e sto insegnando agli studenti di chitarra del Conservatorio Nazionale Superiore di Pechino ad esempio, ad ottobre terrò una masterclass alla Juilliard School di New York. Insegnare è l'unico modo che abbiamo per far si che ciò che amiamo continui per sempre. Farlo come una "missione" e non come un ripiego è lo scopo. Non si può trasmettere nulla se non si ama davvero e non si crede in ciò che si fa. 

Come vedi il futuro della chitarra e cosa credi sia necessario fare per riportare la chitarra nelle grandi stagioni concertistiche? Voglio essere ottimista e dire che vedo molto bene il futuro della chitarra, credo però che per portarla al grande pubblico, nelle grandi stagioni e nei grandi teatri, i chitarristi dovrebbero iniziare a non suonare solo nei festival chitarristici ed a non ascoltarsi solo tra di loro. Non ho mai capito perché; è un problema solo dei chitarristi,  forse soffriamo un po' di senso di inferiorità nei confronti di altri strumenti oppure a volte manca, al contrario, un po' di umiltà. Se la chitarra è assente dai grandi cartelloni la responsabilità è solo dei chitarristi e del loro mondo quasi totalmente auroreferenziale. Il mondo in cui viviamo oggi è cambiato, anche il pubblico musicale è cambiato, i giovani ed i giovanissimi sono il futuro, occorre ripartire da loro e da chi la chitarra non la conosce in questo modo.

Come ti poni di fronte alla musica cross-over ed alla musica contemporanea?
Ho inciso un disco tutto dedicato alla musica contemporanea. È importante come la era la musica di Bach nei primi anni del '700 o come la era Beethoven tra la fine del '700 ed i primi anni dell '800 per il classicismo viennese.  È anche vero che oggi sono davvero pochi i compositori che conoscono la chitarra e possono scrivere per lei. 

 
Come credi che sia la situazione della chitarra nei Conservatori Italiani e che differenza noti con l’estero? Il livello degli studenti italiani è molto alto, lo è anche in molti dei paesi del mondo in cui vado per i concerti e per masterclasses ma davvero i nostri studenti bravi lo sono più degli altri. Noi abbiamo indubbiamente qualcosa in più, sicuramente dovuto alla bellezza di cui siamo circondati, alla nostra storia, al nostro modo di vivere; differenza fondamentale però è che i docenti dei conservatori italiani  (non tutti sicuramente ), tentano solo di far diventare i propri allievi i più bravi del mondo senza però sapere o volere spiegare ed insegnare anche a loro come poter fare e come poter poi vivere con questo mestiere, ecco cosa manca. Molti giovani e talentuosi chitarristi italiani vincono i concorsi più importanti al mondo e poi? Finiti i concerti premio? Finiti gli inviti collegati ad un primo premio? Altri dopo di loro ne arriveranno e ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi, ecco perché occorre sapere come muoversi per vivere facendo ciò che si ama o si rischia davvero di essere i più bravi ma di suonare in camera propria tutta la vita o di fare 1 o 2 concerti l'anno.

Consigli per i giovani? Di studiare e di lavorare assiduamente ogni giorno e di pensare che lo si sta facendo per ciò che si ama che è molto più importante di noi stessi. Credere nei propri sogni è fondamentale ma non si avverano da soli. Per non smettere di sognare occorre avere poche delusioni nella vita e l'unico modo perché accada è lavorare seriamente, rispettando tutto e tutti. Essere umili poi è forse uno degli aspetti fondamentali. Senza umiltà si fa davvero poca strada oppure la si fa solo sui social networks, la vita reale ed il mondo musicale però, ahimè, sono un'altra cosa.

Progetti per il futuro? In questo momento sono in Cina, ho appena finito 4 giorni di masterclass per gli studenti del Conservatorio Nazionale Superiore di Pechino, domani avrò il mio primo concerto del terzo tour qui, starò ancora 12 giorni e suonerò in 4 città, l'ultima sarà Hong Kong. Dopo il mio rientro in Italia, a fine giugno avrò un concerto  a Roma poi pochi giorni dopo partirò per un concerto in Lussemburgo. Tra il 2017 ed il 2018 per ora ho in programma concerti in Italia, USA, Messico, Canada, Sudafrica, Giappone. La cosa che più mi riempie di orgoglio è l'invito della Juilliard School di New York per tenere una masterclass per i loro studenti. 

Che chitarra usi? Uso una Sakurai Maestro RF ed una chitarra del liutaio Santo Vruna. Sono due strumenti a cui sono molto legato ed affezionato. 


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